I cardi compaiono sul banco dell’ortolano nel tardo autunno per
restarvi tutto l’inverno. Assomigliano a grandi sedani, ma, in alcune varietà e
certamente allo stato selvatico, sono spinosi. Hanno un costo abbastanza
elevato sia perché la loro produzione è di nicchia, sia perché la resa è
scarsa: con la pulitura e preparazione, i cardi perdono infatti quasi 1/3 del
loro peso. Questo ortaggio, come il carciofo, deriva dal cardo selvatico. Le principali varietà coltivate in
Italia sono: cardo di Bologna, privo di spine, con costole piene, di media
grossezza; cardo di Chieri, molto diffuso in Piemonte, di buona qualità, poco
spinoso e facilmente conservabile; cardo di Tours, varietà pregiata ma poco
diffusa perché spinosa; cardo gigante di Romagna, coltivato nell’intera area
romagnola.
Secondo le regioni ha nome diverso: gobbo, cardone,
carnucieddu. Personalmente ritengo che il "gobbo" (così chiamato perché il fusto
è incurvato come una parentesi ed è più corto degli altri) sia il migliore: meno legnoso, con un
torsolo compatto e dal sapore più dolce.
Curiosità. Le prime tracce del cardo sono state rinvenute in
Etiopia e, successivamente, in
Egitto. Nei tempi antichissimi i germogli e i semi del cardo servivano per
produrre il caglio dei formaggi e solo nel ‘500 questi ortaggi fanno il
loro ingresso in cucina. Il cardo
è il simbolo della Scozia e se ne trovano tracce fin dalla fine del 1400: Infatti,
esattamente nel 1470, durante il regno di Giacomo III, compare in modo riconoscibile in un’emissione di monete d’argento. Il fiore del cardo viene poi raffigurato
e incorporato nello stemma reale della Scozia a partire dal XVI secolo A questo punto vale la pena di
ricordare il perché.
La leggenda narra che un manipolo di guerrieri scozzesi
stavano per essere sorpresi nel sonno da un gruppo di vichinghi invasori e si
salvarono solo perché uno di questi mise un piede nudo sopra un cardo selvatico. Le sue grida diedero
l’allarme e gli scozzesi, risvegliati, sconfissero come di dovere i danesi. In
segno di ringraziamento la pianta fu chiamata “Guardian Thistle”, cioè “Cardo
protettore”. (fonte Ente nazionale scozzese per il turismo).
La ricetta di Alba
"Mia madre li cucinava così"
Dosi per 4 persone
1 cardo di circa 2 kg
40 g burro
100 g
parmigiano reggiano grattugiato
sale, q.b.
Preparazione. Togliere i gambi esterni duri e legnosi,
togliere anche l’estremità cava dei gambi stessi, che utilizzerete. Con un
coltellino asportare con cura tutti i filamenti (un po’ come succede con il
sedano ma nei cardi i filamenti
sono più duri e evidenti). Tenere a portata di mano mezzo limone, strofinare i
gambi puliti e poi immergerli in acqua fredda, anche questa acidulata con
limone. Fare tutto ciò nel più breve tempo possibile per evitare che
anneriscano. Poi asportare dal torsolo tutte le parti legnose, tagliare a fette
ciò che rimane e unirlo ai gambi. Infine tagliare i gambi a pezzi di 6/8 cm. Levarli
dall’acqua acidulata e buttarli in
pentola preparata con acqua bollente leggermente salata; cuocerli a fuoco medio e pentola con
coperchio, mescolando di tanto in tanto, per circa un’ora e mezza e anche più. Saranno
pronti quando, toccandoli, risulteranno morbidi. Scolarli accuratamente
e quindi rosolarli nel burro a fiamma vivace, aggiustare di sale,
sistemarli in una pirofila e dare una abbondante spolverata con il parmigiano
grattugiato. Gratinare in forno.
Piccoli consigli utili (forse)
- I cardi possono anche essere serviti crudi, accompagnati
dalla classica “bagna caoda” piemontese. In questo caso si mettono in tavola immersi nell’acqua acidulata; ogni commensale prenderà un pezzetto di cardo e lo immergerà direttamente
nella salsa dopo averlo asciugato con un apposito tovagliolino.
- Una volta lessati, i cardi possono essere passati nella
farina e fritti in abbondante olio bollente. Ricordiamo che, per l’alto punto di fumo, l’olio da frittura
più adatto è quello di semi di arachide. Naturalmente può essere usato anche olio
di oliva.
- Per nettare i
cardi, proteggete le mani con guanti monouso in lattice naturale (si trovano in
tutti i supermercati).
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