Omaggio a Antoine-Augustin Parmentier a duecento anni dalla scomparsa
Nato in Francia, a Montdidier, il 17 agosto 1737 morì a Parigi il 17 dicembre 1813
Era il “cibo delle streghe”. Il “frutto del diavolo”. Fu accusata di portare infezioni e malattie, considerata “cibo da bestie”. Ma arrivò il principe azzurro, la portò a corte e lei divenne la regina della tavola in tutto il mondo.
Questa è la storia della
patata e del suo “principe”: Antoine-Augustin Parmentier. E queste righe
vogliono essere l’omaggio a un uomo di scienza, di grande intelligenza, acume,
competenza, perseveranza, abilità politica, a duecento anni dalla scomparsa.
La sua fu una vita di
ricerca e di successi, conquistati anche con la tenacia e l’astuzia. Farmacista
nell’esercito durante la guerra dei Sette anni contro l’Inghilterra e la
Prussia fu anche agronomo, igienista, nutrizionista. Fatto prigioniero più volte,
durante una detenzione in Germania scoprì le qualità nutritive della patata.
Divenne celebre quando,
nel 1771- farmacista presso l’ Hôpital des Invalides a Parigi - avviò le ricerche sulle culture
vegetali per alimentazione, sulla chimica alimentare e, in particolare, sulla
composizione chimica della patata. Poi, mettendo in campo le sue profonde
conoscenze in materia, partecipò a
un concorso lanciato dall’Accademia di Besancon, illustrando sotto il profilo scientifico le molte virtù dello semi-sconosciuto tubero e proponendone la
coltura estensiva come metodo di
lotta alla carestia.
La patata, originaria
delle Ande – Lago Titicaca, Perù – era coltivata dagli Incas già 1000 anni
avanti Cristo ed era arrivata in Europa verso il 1570 portata dai “conquistadores”
spagnoli. Si diffuse con una sorta di passa-parola. Infatti, dalla Spagna il re
Filippo II ne offrì degli esemplari a Papa Pio IV, il Papa ne fece partecipe il
Governatore di Mons (Belgio) che a
sua volta la fece conoscere in Austria. Da lì la patata si propagò in Germania,
Svizzera e Francia. Quanto all’Italia,
la storia narra che fu il Padre carmelitano, Nicolò Doria, a portare la patata
dalla Spagna a Genova nel 1584.
Ma non era amato questo
tubero che nasceva sotto terra, era bitorzoluto, sporco. Quindi dannoso per la salute. Metteva in sospetto.
Parmentier, che invece ne
aveva individuato tutte le potenzialità – ivi compresa la possibilità di
migliorare la qualità del pane con l’aggiunta proprio della patata - riuscì a conquistare il re, Louis XVI ,
offrendogli dei rametti fioriti di
solanum tuberosum. Questi sfidò
tutte le diffidenze apponendone
uno all’occhiello della sua giacca e ponendone un altro fra i capelli (cioè la parrucca ) di Marie-Antoinette, la Regina. Il
gesto, ovviamente, non passò inosservato e la Francia cominciò ad abbandonare l’atteggiamento
repulsivo nei confronti dl tubero. Bisogna ricordare che lì, dal 1748, era in
vigore una legge che bollava la patata come portatrice di infezioni.
Il re andò più in là e concesse a Parmentier un
appezzamento di terreno per la coltivazione delle patate: un campo di circa due
ettari, fin’allora usato per manovre militari, nei pressi di Parigi, à
Neuilly-sur-Seine. Parmentier ovviamente l’utilizzò . Ma il farmacista-agronomo-chimico-nutrizionista non si fermò
al Re, doveva conquistare la popolazione. Così chiese e ottenne di far
presidiare dai soldati l’appezzamento di terreno coltivato a patate: ma solo di
giorno. Di notte i soldati se ne andavano. Il popolo si diceva: se è presidiato
il terreno, qualcosa di valore deve esserci. E di notte si consumavano i furti di patate,
previsti e auspicati.
Il successo della patata -
in Francia inizialmente chiamata “parmentière” - fu sancito con piatti cucinati per la
Corte. Fra tutti, il più celebre resta ancora oggi l’Hachis Parmentier.
Il primo libro di ricette
completamente dedicate alle patate fu stampato in Francia nel 1794, un anno dopo
la decapitazione di Luigi XVI. Titolo:
“La cuoca repubblicana, che insegna la maniera semplice per preparare le
patate, con qualche consiglio su come conservarle”.
Intanto tutt’Europa ne
celebrava l’importanza, diffondendone la cultura. Ma la vera diffusione avvenne con la carestia del 1789.
Quasi cento anni dopo, nel
1885, Vincent Van Gogh dipinge “I mangiatori di patate”.
Settemila varietà....
Se verso la fine del
Settecento Parmentier aveva catalogato 12 varietà di patate, nel 1882 il
botanico Vilmorin ne descriveva già 630.
Nel Duemila si parla di
circa 7mila varietà coltivate nel mondo, su una superficie che si attesta intorno ai 20 milioni di
ettari. Varietà sviluppate per
resistere meglio alle malattie e ottenere rese sempre più consistenti, oltre a
consentire utilizzi diversificati.
...ma che patata per che piatto?
L’Italia, purtroppo, non
si è distinta per ricerca e diffusione di proprie varietà, lasciando fare la
parte del leone, in Europa, a Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda.
I cultivar sono dunque
moltissimi, ma le patate, ai fini
dell’utilizzo in cucina si scelgono in base a queste caratteristiche: patata
bianca, patate gialla, patata rossa, patata novella, patata americana, patata
al selenio. Meno comune la patata violetta.
Patata a pasta
bianca: farinosa, perché molto
ricca di amido, ideale per gnocchi, purée, minestre, crocchette, sformati.
Patata a pasta
gialla: compatta, soda, poco
farinosa consigliata per friggere, lessare, cuocere in forno e in umido.
Patata rossa: polpa soda e
compatta, sopporta ottimamente lunghe cotture quindi sono perfette per le
insalate ma anche al forno o fritte.
Patatina novella: buccia sottile, polpa tenera, sapore
delicato, si trovano nel periodo primaverile. Sono al meglio cucinate e servite con la loro buccia, sia
bollite (meglio a vapore) sia al forno. Sono ideali per diete ipocaloriche.
.... e poi....
Patata Violetta: più correttamente dovrebbe essere chiamata Vitelotte. E' originaria del Perù ed è stata riscoperta abbastanza recentemente da alcuni chefs stellati. Di polpa farinosa, ha profumo di nocciola e sapore dolce che si avvicina a quello della castagna. E' molto digeribile e ha proprietà antiossidanti.
Patata al selenio:
coltivata in Emilia-Romagna, è arricchita di sali minerali, in particolare
potassio e selenio, che contrastano i danni provocati dal processo ossidativo.
Patata americana: è una
patata dolce, che, come tale, piace molto ai bambini. E’ ricca di betacarotene e migliora, tra l’altro, la
risposta immunitaria. Può essere cotta arrosto oppure lessata e condita con
burro crudo, zucchero semolato e cannella.





Nessun commento:
Posta un commento