…venerdì baccalà, sabato
trippa... usi e costumi che affondano le radici in là, talvolta molto in là,
nel tempo. E capita che sia davvero difficile scoprire perché, dove, come e
quando. Così è successo a me per gli gnocchi (nella fattispecie di patate) dei
quali non riuscivo a rintracciare l’origine: le mie ricerche si perdevano
sostanzialmente nel nulla. Ma il nulla non esiste, per fortuna. E infatti ho trovato un testo molto interessante da cui
traggo alcune delle notizie che seguono.
Tanto per cominciare, gli
gnocchi venivano compresi nel
grande capitolo dei “macheroni o “maccheroni”. Ne scrive Teofilo Folengo, scrittore e poeta rinascimentale
d’origine mantovana, forse il
principale esponente di quel movimento
letterario che diede vita al “latino maccheronico”. E maccheronico
deriva proprio da maccherone, considerato cibo grossolano. Ma se il maccherone era cibo
grossolano, gli gnocchi furono definiti “pasta la più vile tra le nobili”,
essendo le “nobili” rappresentate dalla pasta secca, di origine araba, che trovò
fortuna nelle famiglie di rango a
partire dal XIII secolo “anche per la presenza di servitù esotica”.
Si è però trovata traccia
degli gnocchi già in età arcaica, con un rinvenimento archeologico del 1965 nella Valle di Ledro – in Trentino, a
pochi chilometri dal Lago di Garda -
“dove sono stati portati alla luce una decina di “gnocchetti” o
“bocconi” impastati con farina di
cereali macinati con macine di pietra”.
Le patate faranno la loro
comparsa come ingrediente per gli gnocchi verso la metà dell’Ottocento. Scrive Giacomo Basso, famoso cuoco rodigino
dell’epoca: “P. formare Macheroni – Prendete Pattate l’a quantità che
credete allessatele, e poi pestatte in mortale e poi un poco pane grattato, e
biscottini con buttiro e pignolli on. 3 circa, e si forma un pastone, e
formaglio crattato una pocha canella, e si pone in cassarolla con poco buttiro,
e si forma una polentina e poi si cucina bene e si voda sopra un tavolo e si
forma macheroni”. Gran cuoco, Giacomo
Basso, ma, certo, non grande scrittore….
E grande cuoca anche la nostra amica Alba, anzi la sua mamma, in questo
caso. Perché Alba ricorda che, nel
giovedì degli gnocchi, l’aroma del ragù s’infiltrava sotto la porta di casa per
diffondersi sul pianerottolo e più in su e più in giù sulle scale…. Ce ne regala
la ricetta con questo commento: “Se i vostri vicini di casa vi suoneranno il
campanello auto-invitandosi, vorrà dire che avrete cucinato il ragù di mia
madre". Cioé di nonna Ninna.
La ricetta
Gli gnocchi
Dosi per 4 persone
1 kg di patate a pasta soda200 g ca farina bianca 00
1 uovo
sale
Lavare le patate, metterle
in casseruola con la buccia, coprirle di acqua fredda, salare, incoperchiare e
porre il recipiente sul fuoco. A cottura avvenuta, scolarle, pelarle e passarle
subito con lo schiacciapatate, facendo cadere il passato direttamente sulla
spianatoia. Fare un piccolo cratere al centro della
montagnola, aggiungere poco per volta la farina di grano tenero, impastando, e , se si nota che l’impasto tende a non essere ben
compatto, aggiungere un uovo intero. Tutta la lavorazione deve essere breve.
Tenendo la spianatoia spolverata
con la farina di grano duro, staccare man mano dall’impasto dei “blocchetti”
grandi più o meno come una mela e,
facendoli rotolare con i polpastrelli o il palmo delle mani, dare la forma di un grissino, con un diametro di circa 2 cm. Tagliarli
poi a pezzetti di circa 2 cm di lunghezza. Ora prendere un pezzetto di pasta
alla volta e, premendolo delicatamente con il pollice, farlo scivolare sul
retro di una grattugia, oppure sui rebbi di una forchetta, oppure ancora sull'apposito asse scanalato, per dare la
caratteristica forma a conchiglia. Questa forma non è solo un fatto estetico: lo gnocco, leggermente incavato, cuoce più uniformemente.
Il ragù di nonna Ninna
Dosi per 4/6 persone
300 g carne trita di manzo
200/250 g salsiccia
200/250 g salsiccia
20 g funghi porcini secchi
20 g di burro
3 tre cucchiai di olio
extravergine di oliva
1 bicchiere di vino rosso
1 scatola di pomidoro pelati da 400 g
1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
1 cucchiaino di concentrato di pomodoro
1 carota piccola
1 costa di sedano (lunga
quanto la carota)
1 cipolla media
1 rametto di rosmarino, 3
foglie di erba salvia
1 foglia di alloro, 2
chiodi di garofano
1 pezzetto di cannella
(ca. 2 cm)
1 grattatina di noce
moscata
Sale e pepe.
Mettere i funghi in una tazza e coprirli con acqua calda. Tritare finemente le
verdure e le erbe aromatiche. Metterle in una casseruola di media grandezza con
burro e olio, soffriggerle e quando la cipolla sarà dorata aggiungere la carne
e la salsiccia sbriciolata. Far rosolare con attenzione, rimestando spesso per
evitare che il tutto si attacchi al fondo, aggiungere le spezie e quindi
sfumare con il vino.
Quando il vino si sarà
ridotto, salare, pepare e aggiungere i pelati tritati finissimi e il
concentrato di pomodoro sciolto precedentemente in un poco d’acqua. Mescolare,
abbassare la fiamma e mettere il coperchio alla casseruola. Rimestare di tanto
in tanto. Quando l’acqua dei pelati sarà consumata aggiungere i funghi tritati
e l’acqua di ammollo filtrata per trattenere l’eventuale terriccio che si è
depositato sul fondo della tazza. Lasciare cuocere, con coperchio e a fiamma
bassa, fintanto che l’acqua sia evaporata. Il ragù, a questo punto, dovrebbe avere
una consistenza morbida e un colore rosso-bruno.
Aggiustare di sale e pepe.
Spegnere il fuoco e lasciar riposare il sugo, coperto, almeno un paio d’ore,
prima di utilizzarlo. Ricordarsi di togliere la cannella, la foglia di alloro e
i chiodi di garofano prima di condire gli gnocchi.
Cottura e assemblaggio
In una pentola, più
larga che alta, portare abbondante acqua a bollore, salare e calare pochi
gnocchi per volta. Toglierli rapidamente con un mestolo forato non appena
vengono a galla e passarli in una zuppiera (che sarà stata tenuta in caldo)
nella quale sarà stato messo un primo strato di ragù (anche questo caldissimo).
Mescolare delicatamente, procedere con gli altri gnocchi fino ad esaurimento,
sempre irrorandoli con il sugo.
In alternativa si può usare una padella, nel qual caso si fanno satare rapidamente gli gnocchi. In tavola una formaggera con parmigiano reggiano
grattugiato.
Piccoli commenti utili (forse)
- L’utilizzo della farina
di grano duro per spolverare la spianatoia è presto spiegato: la farina di
grano duro, essendo più assorbente
della farina di grano tenero, trattiene
meglio l’umidità degli impasti e così impedisce che la pasta si attacchi alla
spianatoia e che gli gnocchi si appiccichino tra loro. Questo vale anche nel
caso di pasta fresca o ripiena tipo ravioli, tortellini e via discorrendo.
- La carne trita usata per
il ragù deve essere piuttosto mista, cioè contenere anche delle parti di grasso.
Se magra, infatti, tende a indurirsi con la cottura.
- I funghi secchi possono
anche essere ammorbiditi buttandoli in acqua bollente e lasciandoli bollire
esattamente per 5 minuti e non di
più. Una volta spento il fuoco, devono essere tolti dal liquido con un mestolo forato e sciacquati rapidamente con acqua
corrente calda. Il liquido di cottura sarà filtrato prima dell’utilizzo, come
si fa normalmente.
- I rametti di rosmarino
dovrebbero essere teneri. Nel caso , invece, questi fossero legnosetti, tritare solo gli aghi, che saranno
stati sfilati “contropelo”. Idem
si dica per la salvia.
Fonte per le notizie storiche: www.alberghieroadria.it. - firma Paolo Rigoni
Fonte per le notizie storiche: www.alberghieroadria.it. - firma Paolo Rigoni




Nessun commento:
Posta un commento