Il nome deriva
dall’arabo “al-kharshûf. Pianta selvatica in origine, un progenitore di nome
cardo, era conosciuto già dai greci e dai romani come “Cynara”. Ha proprietà di
tutto rilievo: è diuretico, depurativo, epatoprotettore, ricco di vitamine e
sali minerali. Il carciofo sta arrivando sulle nostre tavole nelle varietà autunnali:
Spinoso sardo, Spinoso d’Albenga, Catanese, Violetto di Provenza, Brindisino.
Poi, a primavera, sarà il turno del Tondo di Paestum - gruppo “Romanesco” - del Violetto di Toscana, del Mazzaferrata di Cupello, del Violetto
di Niscemi… Non sono meno di una ventina le varietà pregiate prodotte in
Italia. E però gli Spinosi, dalle foglie tenerissime, con un accenno appena di
amarognolo, ideali per il consumo a crudo, vantano estimatori, anzi fans, in
tutt’Italia, isole comprese.
La ricetta n.1
Carciofi al parmigiano
1 capolino per
persona - parmigiano
reggiano quanto basta
olio extravergine di oliva – 3 limoni - sale e pepe
Preparare una
bacinella di acqua ben acidulata con succo di limone. Tagliare la sommità del
carciofo per togliere le spine. Sfogliare il capolino fino alle foglie quasi
bianche, le più interne e tenere. Dividere in quarti, controllando attentamente
che non siano rimaste spine interne e non vi sia “barba”(in questo caso
toglierla con un coltellino ben affilato senza intaccare la polpa). Mettere man mano i carciofi mondati nella
bacinella. A pulitura terminata, asciugare i quartini e affettarli il più
sottilmente possibile, ponendoli man mano in una insalatiera. A parte preparare
un’emulsione come segue: mettere in una ciotolina il sale e scioglierlo con il
succo di limone, quindi aggiungere olio quanto basta e infine pepe. Sbattere
rapidamente con una forchetta e condire le fettine di carciofo. Coprire con una
pellicola e porre in frigo. Poco prima di servire, disporre le fettine di
carciofo su un piatto da portata e ricoprirle con scagliette di parmigiano.
Decorare ai lati con mezzelune di limone.
Piccoli consigli utili (forse)
- I carciofi, un toccasana. Ma non per tutti. Dovrebbero essere evitati, infatti, da chi soffre di calcolosi delle vie biliari, proprio perché agiscono su fegato e bile. E neppure le mamme in allattamento dovrebbero mangiarne perché possono indurre una riduzione della portata lattea.
Nessun commento:
Posta un commento