La poesia
“La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor de i vini
l'anime a rallegrar.
Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
sull'uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.”
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;
ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor de i vini
l'anime a rallegrar.
Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
sull'uscio a rimirar
tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.”
Giosué Carducci
La ricetta
Fanno la loro comparsa
sulle bancarelle nella prima decade di novembre queste piccole pere color ruggine, dall’apparenza
modesta tanto da passare quasi inosservate. Eppure con grande facilità si
trasformano in un dessert con i fiocchi.
Pere Martine al vino
per 6/8 persone
servono:
1 kg di pere Martine
150 gr di zucchero
1 bottiglia di vino rosso
1 stecca di cannella
1 baccello di vaniglia
3/4
chiodi di garofano
scorza d’arancia
½ limone
Sbucciare le pere, lasciando intatto il picciolo.
Passarle velocemente con del limone per evitare che scuriscano al contatto con
l’aria. Metterle in un tegame o, ancor meglio, in una cocotte di terracotta
cercando di sistemarle in modo che restino diritte. Cospargerle di zucchero,
bagnarle con il vino badando che siano coperte almeno per tre quarti.
Aggiungere il bastoncino di cannella spezzettato per sfruttare meglio l’aroma,
la vaniglia baccello e i chiodi di garofano. Coprire e cuocere a fuoco
medio/basso per una ventina di minuti e verificando infine, con uno
stuzzicadenti o la punta di un coltellino, la morbidezza del frutto. Se si valuta che le pere siano pronte
(morbide ma non sfatte!), spegnere
e lasciarle raffreddare, coperte, nel liquido di cottura. Una volta fredde (o
quasi) toglierle dal vino, rimettere questo sul fuoco e farlo restringere fin
quando avrà una consistenza sciropposa, quasi di caramello (ho detto “quasi”…).
A questo punto, accomodare le Martine sul piatto di portata (consiglierei una
zuppierina o la stessa cocotte di cottura) irrorarle con il loro sciroppo e
servire a temperatura ambiente o fresche.
Piccoli consigli utili (forse)
- Troverete queste pere
molto sode, praticamente dure: non preoccupatevi, devono esserlo poiché si
tratta infatti di una varietà destinata praticamente solo alla cottura. E
infatti la polpa si ammorbidirà senza disfarsi.
- Con la cottura al vino il
dessert può essere conservato più giorni, in frigorifero, chiuso in contenitore
ermetico o coperto con pellicola affinché non assorba gli odori degli altri
cibi.
Un albero antico
Le pere Martine prendono
il nome da un’antica cultivar denominata Martin Sec. Una varietà tanto antica da essere già conosciuta nel XVI
secolo e presente, secondo le cronache, nei frutteti di Luigi XIV. La sua
origine è (naturalmente!) controversa. Secondo il botanico Gallesio, Martin Sec
è un pero autoctono delle Alpi piemontesi (Cozie e Marittime) e coltivato
certamente nel Cuneese. Charles Estiennes, medico, naturalista e botanico
francese del 1500, invece, fa risalire l’origine della pianta – chiamata
Rousselet d’hiver - alla regione dello Champagne.
Comunque sia, Martin Sec è
un bell’albero forte, resistente alle malattie – in particolare alla
ticchiolatura – originariamente autofertile anche se dei “compagni” impollinatori possono migliorare
qualità e quantità dei frutti.
Si mette a dimora fra
novembre e dicembre.
Grazie della ricetta. La proverò perchè devono essere buonissime. Conoscevo la ricetta per cuocere le pere volpine nel vino rosso, ma senza zucchero e da consumare preferibilmente con formaggio stagionato. Questa tua invece è un vero e proprio dessert.
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